Aggiornamenti

aprile 25, 2009 at 3:50 pm Lascia un commento

Pubblico qui gli aggiornamenti apparsi su Varesenews circa “Il giorno dopo” della retata compiuta anche a Lonate Pozzolo.

Il “giorno dopo” di Lonate tra chi è contento e chi “nulla sa”

Franco, il proprietario del bar Moro di Lonate Pozzolo ha rivisto la scena dell’omicidio di Giuseppe Russo avvenuto nel suo locale il 27 novembre 2005 solo ieri, dalle immagini del video pubblicato anche su Varesenews: «Le immagini delle telecamere a circuito chiuso le ho viste solo ieri – racconta – non le dico che pomeriggio ho passato. Quello che si vede scappare dal bancone e nascondersi sono io. Questo fatto mi ha arrecato un danno incalcolabile all’attività. Questo è il bar più antico di Lonate, è un pezzo di storia locale e non è giusto che sia legato ad un singolo episodio». Franco dice che i nomi scritti sui giornali non hanno mai frequentato quel bar, lui non li conosce e non ha niente a che vedere con loro: «Le facce che vede oggi sono quelle di tutti i giorni – racconta indicando la clientela, perlopiù anziana – e quelli fuori da qui, che stazionano davanti al bar, non li conosco».

In paese tutti conoscono il bar Moro ma nessuno lo indica come luogo di ritrovo dei lonatesi: «Il bar Moro è il ritrovo di molti di loro – racconta un commerciante – da qualche tempo non ci entravo più, troppi visi ostili, troppi sguardi strani». Una visione un po’ diversa da quella romantica che si può avere guardando la foto all’ingresso del locale che racconta di una Lonate anni ’60 con le Fiat 500 e 600 che scorrazzano lungo la strada dei negozi che porta alla chiesa principale del paese. Lo stesso parroco di Lonate, arrivato da Vedano Olona, passando il primo giorno davanti al bar si era chiesto cosa ci facessero tutti quegli uomini in panciolle davanti all’ingresso.

Lonate Pozzolo non è solo n’drangheta. Ci tengono a ripeterlo in tanti, altrettanti hanno manifestato e manifestano l’ovvia felicità per l’operazione dei carabinieri che ha portato alla decapitazione di un clan che “dominava” sul territorio. Ci sono però anche alcune persone che da tempo lanciano allarmi e spesso, forse troppo spesso, sono stati inascoltati. Cittadini, alcuni impegnati in politica e altri no, che da tempo vanno denunciando un clima pericoloso fatto di connivenze tra lembi dell’amministrazione pubblica e le organizzazioni in aria di mafia individuate dagli inquirenti. La paura è tanta e nessuno vuole esporsi in prima persona, anche perchè si teme che qualcuno degli arrestati possa uscire presto di prigione, ma a microfoni spenti e taccuini sul tavolo qualcuno che parla si trova.

C’è chi racconta di come l’attuale amministrazione sia andata a caccia di voti tra l’ampia fascia di popolazione originaria di Cirò Marina, infilando in lista tre esponenti cirotani: «Tra tanta brava gente immigrata dalla Calabria a Lonate c’è anche chi ha e ha avuto contatti e attinenze strette con la malavita – ci spiegano -, e per aver portato voti chiede qualcosa in cambio». Ci sono altri che parlano di piani integrati di intervento con oneri di urbanizzazione in favore del comune alla cui costruzione hanno collaborato alcuni degli arrestati, considerati dagli inquirenti capofila dell’organizzazione calabrese. Uno di questi avrebbe addirittura lavorato all’edificazione della recinzione che circonda il comune di Lonate Pozzolo, un altro sarebbe il fratello del proprietario della ditta che sta costruendo un fabbricato a Sant’Antonino. Progetti firmati tutti dallo stesso progettista. Tutte voci e dubbi di cittadini “normali” anche se ben informati.
articolo.php?id=139203

Quando la statua di San Cataldo attraversò Lonate

Lonate Pozzolo e Cirò Marina uniti nel segno di San Cataldo. O almeno una grossa parte di Lonate, quella originaria del centro calabrese in provincia di Crotone. Un legame di vecchia data, che affonda le sue radici nell’immigrazione degli anni Settanta, quando le imprese edili lonatesi avevano bisogno di manodopera e da Cirò Marina arrivarono camion interi di capifamiglia i quali a loro volta portarono negli anni nel Varesotto mogli e figli. Oltre a tanta brava gente, anche buona parte degli affiliati alla n’drangheta finiti nella rete dei carabinieri.
Da allora venne istituito un vero e proprio gemellaggio religioso con il paese calabrese, con viaggi e visite da una parte e dall’altra d’Italia. Due anni fa il culmine di questo legame, con la visita della statua del santo, portata direttamente a Lonate Pozzolo da un comitato misto calabro-lonatese che convinse don Giuseppe Maggioni a celebrare l’evento (mentre da altre parrocchie lonatesi arrivò il rifiuto), affiancato dai parroci di Cirò Marina e dagli amministratori delle due città. Non tutto andò come previsto da don Giuseppe però. Il rituale programmato venne stravolto dall’esuberanza dei fedeli calabresi, che portarono le loro tradizioni e il loro modo di onorare San Cataldo anche per le vie e le case di Lonate Pozzolo. Il santo venne preso dalla chiesa nel corso di un matrimonio senza che don Giuseppe potesse fermare il “trasferimento”, impegnato com’era nella celebrazione. La sera della processione si racconta che il parroco abbia atteso i responsabili del comitato e gliene “abbia dette quattro”, prendendo allora la decisione di non ripetere più manifestazioni simili.  n paese si racconta anche delle visite particolari del santo nelle case dei “notabili” cirotani di Lonate e si parla a mezza voce di imprenditori (calabresi e non) che avrebbero pagato oboli pesanti per garantirsi la protezione del santo e di riflesso dei suoi fedeli più infervorati. I maligni sostengono che questo fosse un modo escogitato dai malavitosi per “costringere” gli imprenditori del posto a pagare una sorta di pizzo all’organizzazione affiliata alla n’drangheta. Molti ricordano le facce e i volti di quanti (lonatesi) parteciparono alla manifestazione e alla processione di San Cataldo, affiancati dal sindaco Piergiulio Gelosa (che poi ricambiò la visita la scorsa estate accompagnato da vicesindaco e assessori): gli arrestati dai carabinieri ci sarebbero stati tutti o quasi. Alcuni hanno riconosciuto nella celebrazione a Lonate i crismi tipici del rituale mafioso, una sorta di iniziazione e riconoscimento dell’organizzazione lonatese da parte del clan calabrese. Lo stesso don Giuseppe (nella foto), senza spingersi in supposizioni lontane dal suo modo di fare ed essere, afferma di essersi stupito molto di quando, la prima volta che arrivò a Lonate da Vedano Olona ormai dodici anni fa, notò nella piazza del paese «una lunga serie di giovani e meno giovani nullafacenti con le braccia incrociate davanti al bar centrale del paese. Cose lontane dal nostro modo d’essere, come è lontano da noi il modo di onorare la religione evidenziato con la festa di San Cataldo – commenta don Giuseppe -. Molti di quelli che salirono sul sagrato quel giorno non li avevo mai visti in chiesa: qualcuno ricordo anche di averlo allontanato dal sagrato».
articolo.php?id=139191

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25 Aprile Lonatese Sarà ritirato il ddl sui partigiani

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