N’drangheta: maxi operazione anche a Lonate Pozzolo

aprile 23, 2009 at 4:14 pm 9 commenti

Per chi è di Lonate Pozzolo, leggere questa notizia potrebbe sembrare una non -notizia poichè da sempre si sa che determinati personaggi e determinate famiglie appartengono al giro dell’a N’drangheta. Ma questa volta l’operazione ha superato i confini di Lonate Pozzolo, spostandosi anche in comuni limitrofi o vicini ed uscendo anche dalla Regione Lombardia coinvolgendo tutto il territorio nazionale.

Per evitare di scrivere inesattezze, farò riferimento a quanto riportato dai siti di informazione a livello nazionale e intrnazionale.Riportò giustamente anche le dichiarazioni fatte dal sindaco di Lonate e dal collega di Ferno, paesi dove già in passato vi erano stati veri e proprie regolamenti di conti in stile mafioso.

MILANO  – I carabinieri del comando provinciale di Varese hanno arrestato 39, tra la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Campania, la Basilicata e la Calabria accusate di far parte di un’associazione criminale affiliata alla ‘ndrangheta con base proprio in Lombardia e specializzata alle infiltrazioni nel tessuto produttivo del Nord. La banda, denominata dagli investigatori ‘Locale di Legnano – Lonate Pozzolò (dal nome delle due città nel Milanese e nel Varesotto) e affiliata alla cosca crotonese Farao-Marincola, avrebbe esteso, anche con metodi violenti, il proprio controllo su diverse attività economiche nel Nord d’Italia, in particolare nel settore del commercio, dell’edilizia e del mercato immobiliare. Stando alle informazioni raccolte dalle indagini iniziate nel 2005, all’associazione sarebbero riconducibili un tentato omicidio, estorsioni contro numerose imprese tra Varese e Legnano, rapine, incendi, e diversi episodi di usura e di riciclaggio.

La banda sarebbe riuscita a penetrare, con metodi talvolta violenti, nel tessuto economico e produttivo del Nord d’Italia, in particolare nei settori del commercio, dell’edilizia e del mercato immobiliare, riuscendo a controllare direttamente o indirettamente numerose imprese lombarde.
Gli arresti non hanno riguardato soltanto il territorio in cui l’associazione era maggiormente radicata, tra le province di Milano e Varese, ma anche il Lodigiano, il Novarese, l’Aostano, il Forlivese, Roma, il Casertano, il Potentino e il Crotonese.  visualizza_new.html_936795626.html

MILANO – I carabinieri del comando provinciale di Varese hanno arrestato all’alba di giovedì 39 persone, in una maxi operazione condotta contro i presunti appartenenti a un’associazione mafiosa affiliata alla cosca crotonese Farao Marincola e con base in Lombardia, tra il Milanese e il Varesotto. L’organizzazione criminale era specializzata alle infiltrazioni nel tessuto produttivo del Nord. La banda, denominata dagli investigatori «Locale di Legnano – Lonate Pozzolo», avrebbe esteso con metodi violenti il proprio controllo su diverse attività economiche nel Nord d’Italia, in particolare nel settore del commercio, dell’edilizia e del mercato immobiliare. L’operazione dei carabinieri ha interessato in particolare le città di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano, ma alcuni arresti sono stati eseguiti anche nel Novarese, nella provincia di Forlì-Cesena, a Roma, nel Casertano, nel Potentino e nel Crotonese.

MINACCE, INCENDI, USURA – L’organizzazione, da almeno un decennio, aveva messo radici nel Milanese e nella provincia di Varese, imponendo a bar, locali pubblici e ristoranti il pagamento del pizzo. «Lonate Pozzolo in particolare era bersagliato dall’attività estorsiva», ha spiegato il capo della Procura di Milano Manlio Minale. Alle intimidazioni contro decine di esercenti, accompagnate da minacce, incendi e azioni contro il patrimonio, si era ben presto abbinata un’attività di usura con tassi fino al 300%. Qualora commercianti e imprenditori non fossero stati in grado di onorare i debiti, l’organizzazione aveva messo a punto un sistema di riscossione che prevedeva la cessione parziale o integrale dell’attività. Per avere denaro contante da prestare ai commercianti in difficoltà, l’organizzazione non esitava a ricorrere a rapine e sfruttamento della prostituzione.

MAFIOSI E DELINQUENTI COMUNI – L’organizzazione era costituita da due strutture parallele: una di stampo eminentemente mafioso, l’altra invece composta in prevalenza da delinquenti comuni, cui erano affidate le azioni sul territorio. Al vertice della prima, collegata direttamente alla Calabria, è stato riconosciuto Vincenzo Rispoli, 47 anni, nipote del boss della ‘ndrina di Cirò Marina (Crotone) Giuseppe Farao. A capitanare la seconda, di cui non tutti i componenti erano consapevoli di agire per conto della ‘ndrangheta, Mario Filippelli, nato a Lonate Pozzolo (Varese) nel 1973. Quest’ultima associazione poteva contare sia su criminali di strada sia su una rete commerciale e finanziaria, utile per individuare i soggetti da colpire con il racket. Per la specificità di questa struttura, non a tutti i 39 arrestati è stata contestato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Solo 11, infatti, tra cui lo stesso Rispoli e Filippelli, dovranno rispondere del 416 bis. Per gli altri 28 il capo di imputazione principale è quello di associazione per delinquere.

«RITORNO AL PASSATO» – Il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, traccia un quadro di involuzione della criminalità organizzata: «Dopo 15 anni, dall’operazione “Notte dei fiori di San Vito” (clan Mazzaferro) nel 1994, oggi si ritorna al fondo: a un’organizzazione che punta sulle estorsioni e sulla raccolta dei fondi per i detenuti», sottolinea. Un passo indietro rispetto ad altre forme di strutture, legate alla ‘ndrangheta scoperte in Lombardia. Se con l’operazione ribattezzata «Isola» – 22 gli arresti messi a segno nel marzo scorso contro la terza generazione delle famiglie Nicoscia e Arena – si poteva parlare di «un’evoluzione delle cosche che spostavano gli interessi dalla droga, all’estorsione fino a un’imprenditoria gestita con metodi mafiosi, oggi si torna al passato».

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‘Ndrangheta nel Varesotto, decapitata una cosca calabrese

Gli allarmi lanciati ad ogni inaugurazione dell’anno giudiziario dal Procuratore Generale della Repubblica di Busto Arsizio Francesco Dettori hanno trovato finalmente uno sbocco. La ‘ndrangheta ha stretto nella sua morsa una importante fetta del territorio provinciale e l’operazione che ha portato all’arresto di  39 persone, in una maxi operazione condotta contro i presunti appartenenti a un’associazione mafiosa affiliata alla cosca crotonese Farao-Marincola, ne è la prova.  La cosca poneva la propria base in Lombardia, tra il Milanese e il Varesotto, nella zona tra Busto Arsizio, Lonate Pozzolo, Legnano e Gallarate. L’organizzazione criminale aveva radici profonde nel tessuto produttivo del Nord estorcendo denaro a diverse decine di imprese commerciali, edili e immobiliari. La banda aveva creato un vero e proprio “locale”, che nel gergo criminale delle ‘ndrine equivale ad una vera e propria base operativa così come ne esistono molte in Calabria. Quella del Varesotto è stata denominata «Locale di Legnano – Lonate Pozzolo».
Le indagini sono iniziate nel 2005, all’associazione sarebbero riconducibili un tentato omicidio (a Busto Arsizio), estorsioni contro numerose imprese tra Varese e Legnano, rapine, incendi, e diversi episodi di usura e di riciclaggio. L’operazione dei carabinieri ha interessato in particolare le città di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano, ma alcuni arresti sono stati eseguiti anche nel Novarese, nella provincia di Forlì-Cesena, a Roma, nel Casertano, nel Potentino e nel Crotonese. L’operazione è stata diretta dal comando provinciale di Varese, in concerto con il Terzo battaglione Lombardia e il nucleo elicotteri di Orio al Serio.
Capo dell’organizzazione è stato individuato Vincenzo Rispoli, nato nel 1962 a Cirò Marina e
residente a Legnano, nipote di Giuseppe Farao-Marincola, capo della cosca della n’drangheta di Cirò Marina. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate). Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa), 28 per associazione a delinquere, estorsione, usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione ed altro. Dell’organizzazione mafiosa facevano parte personaggi già noti alle cronache locali e non: oltre a Vincenzo Rispoli e Mario Filippelli sono stati arrestati Emanuele De Castro, classe ’68, Nicodemo Filippelli di 38 anni, Antonio Esposito, accusato di aver gambizzato Barbara Viadana nel 2007, Antonio Benevento del ’67, Santino Longobuco, Luigi Mancuso, Pasquale Rienzi, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi.

L’indagine ha evidenziato l’evoluzione della compagine criminale denominata “Locale di Legnano – Lonate Pozzolo” a partire dall’anno 2000, riconducendo a conflittualità sorte all’interno dell’organizzazione delinquenziale anche gli omicidi di affiliati perpetrati a colpi d’arma da fuoco ai danni di Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005; Giuseppe Russo, (foto a destra) avvenuto il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo e Alfonso Murano, avvenuto a Ferno il 27 febbraio 2006. Per questi omicidi, però, non sono ancora stati individuati mandanti ed esecutori.

Tra Lonate e Legnano un sistema potente e ramificato

A Lonate Pozzolo in molti pagavano il pizzo e nessuno ha denunciato, la cosca aveva instauratoun vero e proprio regime di paura». Parole di Manlio Minale (al centro nella foto), Procuratore generale della Repubblica di Milano. Incendi, estorsioni, usura, metodi della vecchia n’drangheta che fanno tornare al passato anche gli investigatori, abituati a dare la caccia ai malavitosi in colletto bianco della terza generazione, quelli nati negli anni ’80. Comincia così la conferenza stampa che apre uno squarcio sulle infiltrazioni (e anche qualcosa di più) della n’drangheta in provincia di Varese. Due i tipi di reati che venivano commessi e due le organizzazioni che mettevano in atto i piani criminali: la “Locale”, formata dagli uomini legati alle cosche di Cirò Marina e capeggiata da Vincenzo Rispoli, e il braccio operativo, capeggiato da Mario Filippelli e incaricato di fare il lavoro sporco: omicidi, estorsioni, rapine, usura, sfruttamento della prostituzione.

La “Locale Legnano-Lonate Pozzolo” era direttamente collegata a Giuseppe Farao, zio di Vincenzo Rispoli e boss di spicco del Crotonese. L’organizzazione era strutturata esattamente come una ‘ndrina calabrese con la “bacinella” che raccoglieva i soldi per mantenere le famiglie degli affiliati in carcere e tutti i rituali annessi e connessi ad un’organizzazione di questo tipo. La cosca decideva come e dove colpire mentre il braccio operativo eseguiva gli ordini tramite Mario Filippelli, uomo della cosca a capo del gruppo di fuoco. Tale gruppo godeva di completa autonomia da parte del capobastone Farao il quale aveva delegato al nipote un vero e proprio mandato di fiducia. Proprio per creare uno schermo protettivo la “Locale” aveva creato un gruppo di fuoco al quale commissionare le azioni più spregiudicate delle quali solitamente non si incaricano uomini della “famiglia” ma banditi semplici, arruolati in varie zone della Lombardia (Alto Milanese) e del resto d’Italia (Campania, Basilicata).

Il gruppo di fuoco era ben nutrito di componenti ed è accusato di aver commesso almeno 11 rapine ad uffici postali e banche solo nel 2007 ma si sospetta che gli episodi siano molti di più. Le rapine, metodo usato per raccogliere soldi in fretta, non erano l’unica fonte di reddito dell’organizzazione. Anche lo sfruttamento della prostituzione rientra nei capi d’accusa: i componenti entravano nei night come v eri e propri padroni, non pagavano le consumazioni e avevano diritto di prelazione sulle donne, pretendevano di essere definiti i padroni. Altra attività era l’usura: molti imprenditori, strozzati da tassi d’interesse che toccavano il 300%, erano costretti a cedere per intero le attività ai malavitosi. Attività principale era l’usura: decine e decine gli esercizi commerciali e le imprese taglieggiate dagli uomini del gruppo. Chi non pagava subiva atti intimidatori come incendi di macchinari o degli ingressi delle attività. In alcuni casi la banda introduceva di forza un proprio uomo nelle attività costringendo l’impresa ad assumerlo e a mostrargli regolarmente i conti in modo da ottimizzare l’estorsione. nessuna delle vittime, però, ha mai denunciato il racket. Importanti da questo punto di vista le parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Varese Maurizio Grigio, insieme al comandante provinciale dei carabinieri di varese Delli Santi: «Con questa operazione vogliamo convincere chi non ha denunciato a farlo – hanno detto a margine della conferenza stampa – lo Stato c’è ed è pronto ad aiutare chi, fino ad oggi, ha dovuto subire il giogo criminale». Di questa seconda organizzazione facevano parte 28 dei 39 arrestati. Tra di loro figurano anche agenti immobiliari, imprenditori e muratori.

Tutti gli arrestati dell’operazione
Soggetti tratti in arresto per violazione art. 416bis c.p. (Associazione per delinquere di stampo mafioso):
1. Rispoli Vincenzo, classe 1962, ristoratore, arrestato in Legnano
2. De Castro Emanuele, classe 1968, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
3. Filippelli Nicodemo, classe 1971, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
4. Filippelli Mario, classe 1973, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
5. Esposito Antonio, classe 1967, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
6. Benevento Antonio, classe 1974, muratore, arrestato a Legnano
7. Longobucco Santino, classe 1970, imprenditore edile, arrestato a Legnano
8. Mancuso Luigi, classe 1977, commerciante, arrestato a Saint Vincent
9. Rienzi Pasquale, classe 1968, immobiliarista, arrestato a Legnano
10. Rocca Ernestino, classe 1974, muratore, arrestato a Dairago
11. Zocchi Fabio, classe 1962, residente a Gallarate, immobiliarista, arrestato a Saint Vincent
Soggetti tratti in arresto a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, rapina, estorsione, usura, riciclaggio, ricettazione, incendio, detenzione e porto abusivo di armi ed altro:
12. Avallone Carlo, classe 1955, immobiliarista, arrestato a Gerenzano
13. Baracchi Giulio, classe 1966, commercialista, arrestato a Gallarate
14. Bonvissuto Rosario, classe 1973, muratore, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
15. Casoppero Cataldo, classe 1951, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
16. Castellotti Mauro, classe 1966, esercente, arrestato a Legnano
17. Ciancio Nicola, classe 1967, operaio, arrestato a Senise
18. Cusinati Fabrizio, classe 1947, imprenditore edile, arrestato a Samarate
19. Dati Agostino, classe 1967, muratore, arrestato a Novara
20. D’Apote Daniele, classe 1962, immobiliarista, arrestato a Bertonico
21. De Masi Savina, classe 1968, esercente, arrestata a Legnano
22. Di Giulio Moris, classe 1980, nullafacente, arrestato a Forlì
23. Donato Orazio, classe 1973, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia
24. Filippelli Domenico, classe 1977, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
25. Filippelli Pietro, classe 1962, nullafacente, arrestato a Oleggio
26. Giordano Stefano, classe 1967, operatore del 118, arrestato a Busto Arsizio
27. Lento Michele, classe 1983, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
28. Leto Russo Antonella, classe 1977, commerciante, arrestata a Cirò Marina
29. Lettieri Olindo, classe 1969, operaio, arrestato a Lonate Pozzolo
30. Lomuscio Roberto, classe 1968, autista, arrestato a Corbetta
31. Malena Michele, classe 1980, operaio, arrestato a Cirò Marina
32. Marino Carmine, classe 1943, muratore, arrestato a Frignano
33. Martines Angelo, classe 1976, operaio, arrestato a Ferno
34. Molfese Giovanni, classe 1975, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
35. Nardo Giovanni Battista, classe 1973, operaio, arrestato a Cassano Magnano
36. Palamara Rocco, classe 1958, imprenditore edile, arrestato a Nova Milanese
37. Pecora Mario, classe 1938, imprenditore edile, arrestato a Solbiate Olona
38. Silvestre Giuseppe, classe 1986, nullafacente, arrestato a Cirò Marina
39. Sozzo Giuseppe, classe 1975, nullafacente, arrestato a Cirò Marina
«In giornate come questa ci sentiamo meno soli». Piergiulio Gelosa, sindaco di Lonate Pozzolo, commenta così la notizia dei trentanove arresti messi a segno dai carabinieri di Varese, Milano, Novara, Lodi, Caserta, Potenza e Aosta. Le accuse per gli esponenti della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina e per altri esponenti malavitosi collegati in varia maniera alla n’drangheta calabrese con ramificazioni tra Legnano e Lonate Pozzolo vanno dal tentato omicidio all’estorsione, passando per usura, estorsione, rapina, incendi, traffico d’armi e di esplosivo. Tra i contributi fondamentali per l’operazione gli inquirenti hanno fatto esplicito riferimento alla collaborazione dei primi cittadini di Ferno e Lonate Pozzolo, i due paesoni affacciati su Malpensa al confine con il territorio milanese dove pare la n’drangheta abbia messo profonde radici: negli anni si sono succeduti omicidi in pieno centro, corpi trovati carbonizzati in auto nel bosco, sparatorie nelle vie centrali e ancora negozi bruciati e commercianti minacciati. Il rapporto tra Lonate e Cirò Marina è di vecchia data, un legame provocato dalla massiccia emigrazione calabrese nel nord: «L’unico gemellaggio ufficiale che abbiamo è con San Rafael – spiega il sindaco di Lonate Pozzolo Gelosa -. Io e i miei predecessori siamo stati ospitati nel Crotonese e gli amministratori calabresi sono venuti qui: è un rapporto che va avanti da tempo, me non c’è nulla di ufficiale».
«Lo Stato ha una divisione dei poteri precisa, ma è uno solo – commenta Gelosa -. Ognuno ha il suo ruolo e lo deve fare al meglio. Non è il sindaco che deve amministrare la giustizia, questo è chiaro. In questi momenti rincuora sapere di non essere soli: a volte la solitudine e la paura sono state presenti. Si sono susseguiti fatti che non abbiamo capito e che non abbiamo saputo giustificare. Oggi sono soddisfatto pienamente del lavoro fatto dagli inquirenti, senza entrare nel merito dell’operazione: spesso abbiamo svolto incontri con i Prefetti e con le forze dell’ordine e abbiamo parlato dei problemi della città». Lo stesso rigore nel rispetto dei ruoli è sottolineato dall’ex sindaco di Ferno Claudia Colombo, per nove anni primo cittadino: «Fare il sindaco è un ruolo molto importante – spiega -. Un buon amministratore deve guardare con occhio critico e attento, ascoltare i cittadini e fare da tramite, oltre a mantenere il sangue freddo in circostanze pericolose. È importante che ognuno faccia il proprio dovere: oggi c’è grande soddisfazione per l’operazione svolta dagli inquirenti».
I sindaci di questi territori hanno spesso hanno denunciato le infiltrazioni malavitose nel territorio, ma ci tengono a sottolineare alcuni punti: «Lonate non è solo questo – dice Gelosa -. C’è l’auspicio che oltre a queste notizie emergano anche le tante positività del territorio». Nei due paesi la sensazione che qualcosa non funzionasse e ci fossero delle stranezze è emersa in passato, ma di denunce alle autorità non se ne sono viste da parte di commercianti vittime di estorsioni o usura: «Si vede solo quello che si vuole vedere – spiega Claudia Colombo -. Bisogna cogliere tutti gli aspetti con occhio critico per ricostruire un puzzle e mettere insieme i cocci». «Ci sono cose e atteggiamenti difficili da giustificare – spiega Gelosa -. Tempo fa l’associazione commercianti si disse disponibile ad accogliere le denunce, ma nessuno mi risulta si sia fatto avanti. Io lancio un appello: non abbassiamo la guardia ora e non lasciateci soli».
«In giornate come questa ci sentiamo meno soli». Piergiulio Gelosa, sindaco di Lonate Pozzolo, commenta così la notizia dei trentanove arresti messi a segno dai carabinieri di Varese, Milano, Novara, Lodi, Caserta, Potenza e Aosta. Le accuse per gli esponenti della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina e per altri esponenti malavitosi collegati in varia maniera alla n’drangheta calabrese con ramificazioni tra Legnano e Lonate Pozzolo vanno dal tentato omicidio all’estorsione, passando per usura, estorsione, rapina, incendi, traffico d’armi e di esplosivo. Tra i contributi fondamentali per l’operazione gli inquirenti hanno fatto esplicito riferimento alla collaborazione dei primi cittadini di Ferno e Lonate Pozzolo, i due paesoni affacciati su Malpensa al confine con il territorio milanese dove pare la n’drangheta abbia messo profonde radici: negli anni si sono succeduti omicidi in pieno centro, corpi trovati carbonizzati in auto nel bosco, sparatorie nelle vie centrali e ancora negozi bruciati e commercianti minacciati. Il rapporto tra Lonate e Cirò Marina è di vecchia data, un legame provocato dalla massiccia emigrazione calabrese nel nord: «L’unico gemellaggio ufficiale che abbiamo è con San Rafael – spiega il sindaco di Lonate Pozzolo Gelosa -. Io e i miei predecessori siamo stati ospitati nel Crotonese e gli amministratori calabresi sono venuti qui: è un rapporto che va avanti da tempo, me non c’è nulla di ufficiale».
«Lo Stato ha una divisione dei poteri precisa, ma è uno solo – commenta Gelosa -. Ognuno ha il suo ruolo e lo deve fare al meglio. Non è il sindaco che deve amministrare la giustizia, questo è chiaro. In questi momenti rincuora sapere di non essere soli: a volte la solitudine e la paura sono state presenti. Si sono susseguiti fatti che non abbiamo capito e che non abbiamo saputo giustificare. Oggi sono soddisfatto pienamente del lavoro fatto dagli inquirenti, senza entrare nel merito dell’operazione: spesso abbiamo svolto incontri con i Prefetti e con le forze dell’ordine e abbiamo parlato dei problemi della città». Lo stesso rigore nel rispetto dei ruoli è sottolineato dall’ex sindaco di Ferno Claudia Colombo, per nove anni primo cittadino: «Fare il sindaco è un ruolo molto importante – spiega -. Un buon amministratore deve guardare con occhio critico e attento, ascoltare i cittadini e fare da tramite, oltre a mantenere il sangue freddo in circostanze pericolose. È importante che ognuno faccia il proprio dovere: oggi c’è grande soddisfazione per l’operazione svolta dagli inquirenti».
I sindaci di questi territori hanno spesso hanno denunciato le infiltrazioni malavitose nel territorio, ma ci tengono a sottolineare alcuni punti: «Lonate non è solo questo – dice Gelosa -. C’è l’auspicio che oltre a queste notizie emergano anche le tante positività del territorio». Nei due paesi la sensazione che qualcosa non funzionasse e ci fossero delle stranezze è emersa in passato, ma di denunce alle autorità non se ne sono viste da parte di commercianti vittime di estorsioni o usura: «Si vede solo quello che si vuole vedere – spiega Claudia Colombo -. Bisogna cogliere tutti gli aspetti con occhio critico per ricostruire un puzzle e mettere insieme i cocci». «Ci sono cose e atteggiamenti difficili da giustificare – spiega Gelosa -. Tempo fa l’associazione commercianti si disse disponibile ad accogliere le denunce, ma nessuno mi risulta si sia fatto avanti. Io lancio un appello: non abbassiamo la guardia ora e non lasciateci soli».
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Ritorna MONDOPERAIO 25 aprile

9 commenti Add your own

  • 1. giancarlo  |  aprile 24, 2009 alle 7:03 am

    bisogna avere 4 occhi ad aquistare casa da quelle parti.Speriamo che adesso la faccenda sia meno pericolosa e piu legale.ciao papà

    Rispondi
  • 2. Amico  |  aprile 24, 2009 alle 9:59 am

    queste sono tutte stronzate.
    La maggior parte degli inquisiti sono persone onoste, volonterose e lovoratori.
    l’unica colpa che hanno è di non farsi schiacciare dai delinquenti veri, quelli che ci governano!!
    Spero che tutti vengano liberati il prima possibile altrimenti Lonate, Busto e Legnano diventeranno posti invivibili.
    Volgio vedere quanti di voi hanno il coraggio di andare a passeggiare in centro a legnano la sera da soli.
    Che DIO ci aiuti ad eliminare i veri delinquenti e non le brave persone.

    Rispondi
    • 3. alessandro  |  aprile 25, 2009 alle 5:18 pm

      con che coraggio dici queste fesserie

      Rispondi
      • 4. paola Krugmann  |  luglio 5, 2010 alle 9:07 am

        indegni, altro che persone oneste, canagliume di Crotonemescolato a canagliume pedemontano padano

  • 5. alessandro  |  aprile 25, 2009 alle 5:16 pm

    andate a fatigare invece di vivere con soldi sporchi

    Rispondi
  • 6. barbarella  |  maggio 4, 2009 alle 1:58 pm

    alessandro, prima di parlare secondo me dovresti conoscere le persone. A mio parere che conosco queste persone, chi è al potere ha voluto solo fare un bel boom. Bisogna però valutare le singole persone perchè non si può rovinare la vita della gente.
    Se tu eri un loro amico e per sbaglio andavi ad una cena quando erano intercettati, li avresti seguiti anche tu, e poi vedevamo. buona giornate

    Rispondi
  • 7. giusi  |  maggio 26, 2009 alle 11:04 pm

    Buona sera vorrei dire che ho conosciuto
    mauro Castellotti e Savina De Masi ,sono due persone oneste,che lavorano 16 h al giorno ,spero che si faccia chiarezza quanto prima,credo propio che qualcuno voglia farle davvero del male,si sa sa’ sono commercianti e se non accettano ricatti la loro vita e’ rovinata.Mauro e’ una persona piena di bonta’ e molto altruista e Savina e’ una splendida persona,io ho conosciuto queste due persone al distributore e credetemi sono persone fin troppo disponibili.Io credo che si chiarira’ presto questa brutta cosa ,ma ora non sorridono piu’.Grazie x avermi letta .Giusi

    Rispondi
  • 8. giustizia?  |  giugno 4, 2009 alle 11:52 am

    guardate con quanta esatezza danno per scontato la colpa alla gente che ancora non hanno avuto neanche il primo coloquio con il giudice. ma veramente nessuno si rende conto che questa e solo una cosa ordinata da qualcuno che deve fare bella figura? io non sono italiana pero in nessun posto del mondo non dovrebbero esistere delle ingiustizie cosi. e se non si proveranno mai tutto cio che qui si racconta? chi copre il dolore della famiglia di tutti questi sopranominati che…secondo me maggior parte di loro non sanno ancora cosa succede? io minacia 1000 al giorno per il mondo e pieno di bastardi che non rispondo al altro che a due parolacie in piu, ma.. fra il dire e il fare cari signori e una grandissima differenza.

    Rispondi
  • 9. La Svizzera ci bacchetta « un blog per conservarsi  |  maggio 24, 2010 alle 12:12 pm

    […] Eh già, qualche infiltrazione c’è. Lo dimostrano i morti ammazzati nel sud della Provincia di Varese. […]

    Rispondi

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